Lainate - L'ambiente è la nostra risorsa

Aggiornamento: 22 mag 2021

Ricorre spesso il pensiero che abbiamo delle risorse dall’ambiente circostante, vendendo la pagliuzza e non la trave: l’ambiente è la nostra risorsa.

Gli elementi che lo compongono ci danno la vita, e ci permettono di perpetrarla: l’aria, l’acqua, la terra. Non possiamo fare a meno di nessuna di loro eppure ci comportiamo come se potessimo.

Giornalmente leggiamo di inquinanti aerodispersi, vediamo l’esito del monitoraggio delle acque superficiali e sotterranee avendo la misura della loro compromissione chimica, veniamo a conoscenza del degenerare delle condizioni delle acque marine nonché della perdita della fauna e della flora e degli abusi di cui sono vittime i boschi e le foreste.

E Noi? Giornalmente scegliamo cosa mangiare, gettiamo rifiuti, scegliamo con cosa ristrutturare le nostre case, scegliamo cosa indossare, scegliamo quali elettrodomestici acquistare, scegliamo come spostarci da un punto all’altro e scegliamo chi ci rappresenta per tutelarci, a volte dimenticando che tutelare noi non può prescindere dalla tutela dell’ambiente.

Diversi segnali stanno arrivando da mondi connessi nonostante autonomi. Le aziende nei paesi occidentali, si stanno gradualmente spostando verso la logica dell’economia aziendale relazionale, che muove le sue logiche del benessere, derivante dal sentimento del controllo, che porta a preferire le situazioni controllate, quelle cioè, in cui sappiamo valutare i contenuti dei nostri acquisti come consumatori . Gli interessi privati del B2B stanno muovendo verso la direzione della tutela del consumatore, che passa attraverso la trasparenza, mettendoci in condizione di scegliere ciò che preserva la nostra salute e il nostro pianeta.

L’Unione europea con le direttive comunitarie ambientali, detta linee alle produzioni e alle importazione (vedi ad esempio le normative REACH, ROHS e la recente implementazione SCIP) abolendo, vincolando, disincentivando e regolando l’utilizzo delle sostanze definite SVHC (Substances of Very High Concern); sancisce e regolamenta acquacoltura e la pesca per la conservazione delle risorse biologiche del mare; definisce le linee guida per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari in agricoltura. Per citare solo alcune delle attività in essere.

Ogni nazione ha recepito ed adottato, imponendo obblighi e restrizioni, che però al momento non vengono egualmente applicate.


Cosa manca? Mancano in primis regimi sanzionatori commisurati ai danni e alla gravità delle violazioni, ed organismi di controllo univoci che vigilino sull’osservanza e che non intervengano solo a danno compiuto.

Mancano degli indicatori, che stimolino a valutare i risultati, sia ai tecnici che ai comuni cittadini: perché finché rimarrà una questione di sensibilità avente dimensione culturale, la tutela dell’ambiente non si potrà ritenere realmente presa in carico.

A livello locale:

mancano i messaggi di gran parte degli enti locali che dovrebbero stimolare la cittadinanza mostrandosi attivi, e in modo da essere da emblemi: nella scelta, ad esempio, di materiali costruttivi di edifici pubblici ecocompatibili; di piattaforme ecologiche che operino in linea con le direttive europee (RAEE, gestione dei rifiuti pericolosi, che siano un tutt’uno con gli insegnamenti e i must dell’economia circolare) senza dover ricorrere a società di smaltimento private per i rifiuti non domestici disincentivando così l’elusione; accettando nei propri albi fornitori solo società certificate ISO 14001, e che forniscano loro, materiali conformi alle norme che regolano la tutela della salute del cittadino e dell’ambiente; nelle urbanizzazioni che non strizzino l’occhio ad interessi privati, fino a tenerlo serrato e cieco alle future visuali, a discapito dei propri cittadini; nell’impiego di energie rinnovabili per e nella gestione del territorio; mancano riqualificazioni sensate di zone depresse o decadenti, (vedi la proposta dei PISTE da SCI al coperto, che la nostra zona vede capeggiare fra le altre), di cui la cittadinanza è spettatrice della trascuratezza reiterata e prolungata, per poi vedere andare in porto progetti che nulla hanno a che fare con il concetto stesso di riqualificazioni, ma che ancora una volta danno libero spazio ad accordi tendenziosi e non in linea con i bisogni della collettività.

Un non esaustivo elenco per il transito verso la tutela ambientale, la cui capienza porrebbe, però, le basi per affrontare le tematiche ambientali ,non come il compitino svolto per rispondere a già blande richieste governative e/o regionali (affidate a persone non competenti), ma piuttosto un proattivo e propositivo operato che sia da esempio a chi per antropocentrismo rende sempre più vulnerabile il nostro pianeta.

Facciamo emergere l’idea che i nostri territori sono un pezzo della nostra vita, un prolungamento dei nostri giardini, dei nostri viottoli, dei nostri cortili, degli spicchi di cielo che vediamo dalle nostre finestre... in cui svolgiamo delle attività, trascorriamo il tempo, condividiamo momenti. Trattiamoli come nostri, pensiamoli come nostri: quando percorriamo strade, viali, piazze, parchi. Quale sforzo può richiedere fare attenzione a ciò che è proprio? A ciò che si rischia di perdere o di non potere più vivere con serenità, perché ci fa ammalare, perché non ci può più dare cose che sono indispensabili, perché ha smesso di essere ciò che è.

Pretendiamo, che chi prende le decisioni non lo faccia per noi, ma con noi, e facciamolo pensando che la salute e il benessere dell’uomo sono inscindibili dall’ambiente. Sono scelte che mostrano i risultati nel lungo termine, scelte che sovente non premiano chi le ha operate ma i saggi posteri sapranno farlo.

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